Ribolla mineraria: https://www.comune.roccastrada.gr.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/ribolla-mineraria-48571-1-b53c2d4f833bc7817f50a45527e50ff9
https://www.youtube.com/watch?v=aiSa_2uVTmc
un bel video! https://www.raiplay.it/video/2023/10/Telemaco---Ribolla-Tragedia-in-miniera-4371bf4b-c348-47a7-b6cc-aef3c744ec52.html
https://www.comune.roccastrada.gr.it/it-it/avvisi/2024/cultura-eventi-e-manifestazioni/ribolla-ricorda-la-tragedia-mineraria-del-1954-con-la-miniera-a-memoria-313027-1-2786eaff69f896c4cff139d2a21732b1 (si parla anche di lavori teatrali di compagnie della zona)
https://amicheminieraribolla.weebly.com/
https://www.ribollastory.net/tragedia.html (Molti morti erano di Rocca Tederighi)
in questo link : Da "La vita agra" di Luciano Bianciardi ,ed Bompiani<<Ma la mattina del tre la festa era finita, e allora sotto a levare lignite. Si erano riposati abbastanza o no, questi pelandroni?
Eppure il caposquadra aveva fatto storie: diceva che dopo due giorni senza ventilazione, giù sotto, era pericoloso scendere, bisognava aspettare altre ventiquattro ore, far tirare l’aspiratore a vuoto, perché si scaricassero i gas di accumulo.
Insomma pur di non lavorare qualunque pretesto era buono.
L’aspiratore nuovo, i gas di accumulo, i fuochi alla discenderia 32 – come se i fuochi non ci fossero sempre, in un banco di lignite. Stavolta era stufo: meno storie, disse ai capisquadra, mandate cinque uomini della squadra antincendio a spegnere i fuochi, ma intanto sotto anche la prima gita.
La mattina del giorno dopo la miniera esplose.>>
Alle 8 e 40 del 4 maggio 1954 il destino della miniera fu deciso nella sezione Camorra sud. Il primo turno era appena sceso, quarantasette persone, compreso il sorvegliante, avevano da poco iniziato a lavorare.
L'esplosione fu di una violenza incredibile con effetti termici devastanti ma anche effetti dinamici di spostamento d'aria lungo le gallerie.
Allo smarrimento iniziale si sostituì la disperazione; le prime notizie erano vaghe, non si riusciva a capire cosa fosse successo ma tutti sapevano che l'esplosione del grisou in una miniera "difficile" come quella di Ribolla non poteva che avere proporzioni tragiche.
La notizia passava di bocca in bocca; le donne, gli operai degli altri turni accorsero al pozzo Camorra sapendo che non c'erano attimi da perdere, che "con il gas non si scherza!", sperando di aiutare qualcuno ad uscire.
Anche nelle altre miniere e in tutti i paesi della Maremma si seppe che qualcosa era accaduto a Ribolla, ma non veniva detto niente di sicuro, le voci erano fumose e non si capiva cosa fare per aiutare, per dare soccorso.
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seguono testimonianze e :
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Da Bianciardi - Cassola: I minatori della Maremma.
<<Fra l'altro l'esplosione trovava tutti impreparati. La direzione della miniera non fu in grado di portare subito i primi soccorsi e neppure di indicare che cosa si dovesse fare; fino alle dieci non dette nemmeno l'ordine di abbandonare il lavoro negli altri cantieri.
Fu organizzata qualche squadra di soccorso, più che altro per lo slancio appassionato ma sprovveduto degli operai. Un gruppo che scese immediatamente nel pozzo Raffo dovette uscirne fuori sotto la minaccia di un nuovo immediato pericolo: i soccorritori risalivano pallidi, semisvenuti, con sul volto i primi segni di intossicazione da ossido di carbonio.
Non c'erano autorespiratori a sufficienza, e si dovette attendere il primo pomeriggio, che arrivassero quelli dei vigili del fuoco. Fu allora che le prime squadre cominciarono ad organizzarsi con un certo metodo: anche dalle miniere vicine scesero gruppi di minatori, chiedendo essi stessi di partecipare al soccorso, ma non c'era lavoro per tutti.
La direzione della miniera non sapeva evidentemente dove mettere le mani: l'altoparlante della lampisteria ordinava alle squadre di dirigersi al Raffo, poi l'opera di soccorso si spostò verso il Camorra, che è il punto più a sud dell'intero bacino lignitifero: proprio al Camorra, alla bocca del pozzo 9 - bis, era stato ferito uno dei capi servizio, l'ing. Roberto Baseggio. Stava ispezionando l'impianto di areaggio, quando l'onda esplosiva proiettò in avanti una balaustra metallica che lo colpì alla testa.
Non era facile precisare subito il numero e il nome delle vittime. La direzione sostenne che l'elenco degli operai del primo turno di lavoro al pozzo Camorra era irreperibile; si trovava nelle tasche del sorvegliante Gino Ferioli, morto anche lui nella sciagura e carbonizzato dallo scoppio. Era una notizia falsa, scioccamente pietosa, con la quale si tentava di illudere per qualche tempo ancora le famiglie degli operai: infatti non era credibile che dell'elenco esistesse una sola copia, e l'elenco stesso, del resto, doveva pur essere stato compilato dalla direzione sulla base dei registri di lavoro.
Anche il soccorso medico si rivelò a prima vista decisamente inadeguato: le ambulanze, di ogni tipo e di ogni provenienza, si dovettero raccogliere da varie zone della provincia di Grosseto e di quella di Siena.
seguono altre pagine interessanti ( di Bianciardi ecc.)



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